Framework Wars: Perché LangGraph sta vincendo su AutoGen

·1 min lettura·Claudio Novaglio
Framework Wars: Perché LangGraph sta vincendo su AutoGen

È Ottobre 2025 e la "guerra dei framework" per agenti AI sembra avere un vincitore chiaro, almeno nel settore Enterprise. Se fino al 2024 AutoGen di Microsoft dominava per la sua semplicità ("fai parlare due agenti e vedi che succede"), il 2025 ha visto l'ascesa inarrestabile di LangGraph.

Il limite del "Message Passing"

Il problema che tutti abbiamo riscontrato con AutoGen nei primi mesi dell'anno è stato il determinismo. Far dialogare due agenti è facile, ma farli smettere di parlare quando l'obiettivo è raggiunto, o gestire un loop infinito di correzioni, era un incubo di prompt engineering.

L'architettura a Grafo come Soluzione

LangGraph ha introdotto (o meglio, reso mainstream) il concetto di Stateful Graph. Non stiamo più orchestrando "chat", ma macchine a stati finiti. In un progetto recente per un cliente fintech, siamo passati da AutoGen a LangGraph e i risultati sono stati evidenti:

  1. Human-in-the-loop: Con LangGraph, inserire un breakpoint dove un umano deve approvare un bonifico prima che l'agente proceda è nativo. In AutoGen era un accrocchio.
  2. Persistenza: Lo stato del grafo viene salvato a ogni step. Se il server crasha, l'agente riparte esattamente da dove si era fermato.
  3. Ciclicità Controllata: Definire un ciclo "Plan -> Execute -> Reflect" è visualizzabile e debuggabile.

Il futuro è ibrido?

Nonostante il sorpasso, Microsoft non sta a guardare. La versione 0.4 di AutoGen (rilasciata a inizio anno) ha introdotto un pattern ad "Attori" molto simile a Erlang. Tuttavia, per chi costruisce applicazioni RAG complesse o assistenti che devono seguire SOP (Standard Operating Procedures) rigide, LangGraph è diventato il React degli agenti AI: forse verboso, ma inprescindibile per scalare.

Se state ancora scrivendo loop while in Python per gestire i vostri agenti, è ora di disegnare un grafo.

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